- Nome: Carlo
- Cognome: Verdone
- Sesso: M
- Data di nascita: 17/11/1950
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Settimana dal 07/05/2012 al 13/05/2012
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Totale incasso
Carlo Verdone, nato a Roma il 17 novembre 1950, è l'attore/regista che meglio ha incarnato negli ultimi anni il concetto di 'romanità', quel mix di cinismo e canaglieria che ne fa il nipotino perfetto di Alberto Sordi, con in più una malinconia di fondo e un disincanto esistenziale che lo rendono unico nel panorama cinematografico odierno.
Figlio dello storico del cinema Mario Verdone e di Gianna Scarpelli, l'adolescente Carlo è abituato a vedere per casa registi ed intellettuali, da Pier Paolo Pasolini, Vittorio De Sica, Roberto Rossellini al mentore Sergio Leone; di solito il sabato sera, con il fratello Luca, invita gli amici per lunghe maratone cinefile e nel 1969, con la videocamera vendutagli dall'amica Isabella Rossellini, realizza un cortometraggio di venti minuti, una sorta di videoclip ante litteram pieno di canzoni dei Pink Floyd e dei Greatful Dead. Dopo la laurea in Lettere, nel 1972 si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia, diplomandosi in regia con un saggio ispirato da una novella di Cechov, supportato dalla partecipazione di Lino Capolicchio, Christian De Sica e Livia Azzariti. Frequenta anche un corso per burattinai, utile per apprendere movenze e tic di tanti suoi personaggi, presentati per la prima volta in pubblico, nel 1976, al teatro Alberichino di Roma, accolti con un tale entusiasmo, che presto Carlo si ritrova in televisione a fare i suoi sketch nella trasmissione cult "Non Stop".
Malgrado il successo e la notorietà, Verdone non vede l'ora di girare il suo primo film, "Un sacco bello", prodotto da Sergio Leone, finito in cinque settimane, nel 1979. E' l'inizio di una lunga e prolifica carriera che non ha mai subito veri cedimenti nel tempo: abbiamo imparato ad amarlo nei panni del giovanotto maldestro e mammone, come marito preciso e petulante, 'coatto' smargiasso o nel nevrotico senza speranza. "Bianco, rosso e Verdone" è il suo secondo lungometraggio che sbanca ai botteghini, ma dei lavori fatti negli anni '80 merita di essere menzionato il delizioso "Borotalco", con una strepitosa Eleonora Giorgi, cui segue, nel 1987, il più sofisticato "Io e mia sorella" con la bellissima Ornella Muti.
Sceneggiatore, attore e regista dei suoi film, ha lasciato via via sempre più spazio alle partner con cui ha lavorato: alle già menzionate Giorgi e Muti, si aggiungono Claudia Gerini (il cui sodalizio va oltre a quello strettamente professionale), Asia Argento, Francesca Neri, Regina Orioli, Margherita Buy e tante altre. Figlioccio di Sordi, nel 1982, il grande attore vuole Verdone come figlio nello spassoso "In viaggio con papà", ma i veri riconoscimenti giungono per "Maledetto il giorno che t'ho incontrato", che gli vale il David di Donatello come migliore attore e migliore sceneggiatura e un David anche per la regia, nel 1994, per "Perdiamoci di vista".
I suoi ultimi lavori, a parte "Viaggi di nozze", sono soffusi di un disagio struggente e i personaggi sono tratteggiati con uno spessore psicologico a tutto tondo; "Al lupo al lupo", "Sono pazzo di Iris Blond" e "C'era un cinese in coma", pur essendo commedie hanno un retrogusto amaro e nostalgico, che sembrano fotografare un disagio interiore e privato di Verdone.
Ipocondriaco ai massimi livelli, porta con sé sempre una scorta terrifica di tranquillanti e medicinali vari e malgrado questa paura delle malattie è un fumatore incallito, vizio che non riesce proprio a perdere; rockettaro e batterista, separato e single da dieci anni con il pallino per la spesa al mercato rionale, è facile trovarlo sugli spalti dello stadio Olimpico a seguire la 'magica' Roma con i suoi amici e suo figlio. Molta curiosità suscita, dopo tre anni di inattività, "Ma che colpa abbiamo noi", che rivede insieme la coppia Verdone/Buy e la new entry Anita Caprioli, uno spiritoso e nevrotico ritratto di frequentatori di sedute psicoanalitiche.
Figlio dello storico del cinema Mario Verdone e di Gianna Scarpelli, l'adolescente Carlo è abituato a vedere per casa registi ed intellettuali, da Pier Paolo Pasolini, Vittorio De Sica, Roberto Rossellini al mentore Sergio Leone; di solito il sabato sera, con il fratello Luca, invita gli amici per lunghe maratone cinefile e nel 1969, con la videocamera vendutagli dall'amica Isabella Rossellini, realizza un cortometraggio di venti minuti, una sorta di videoclip ante litteram pieno di canzoni dei Pink Floyd e dei Greatful Dead. Dopo la laurea in Lettere, nel 1972 si iscrive al Centro Sperimentale di Cinematografia, diplomandosi in regia con un saggio ispirato da una novella di Cechov, supportato dalla partecipazione di Lino Capolicchio, Christian De Sica e Livia Azzariti. Frequenta anche un corso per burattinai, utile per apprendere movenze e tic di tanti suoi personaggi, presentati per la prima volta in pubblico, nel 1976, al teatro Alberichino di Roma, accolti con un tale entusiasmo, che presto Carlo si ritrova in televisione a fare i suoi sketch nella trasmissione cult "Non Stop".
Malgrado il successo e la notorietà, Verdone non vede l'ora di girare il suo primo film, "Un sacco bello", prodotto da Sergio Leone, finito in cinque settimane, nel 1979. E' l'inizio di una lunga e prolifica carriera che non ha mai subito veri cedimenti nel tempo: abbiamo imparato ad amarlo nei panni del giovanotto maldestro e mammone, come marito preciso e petulante, 'coatto' smargiasso o nel nevrotico senza speranza. "Bianco, rosso e Verdone" è il suo secondo lungometraggio che sbanca ai botteghini, ma dei lavori fatti negli anni '80 merita di essere menzionato il delizioso "Borotalco", con una strepitosa Eleonora Giorgi, cui segue, nel 1987, il più sofisticato "Io e mia sorella" con la bellissima Ornella Muti.
Sceneggiatore, attore e regista dei suoi film, ha lasciato via via sempre più spazio alle partner con cui ha lavorato: alle già menzionate Giorgi e Muti, si aggiungono Claudia Gerini (il cui sodalizio va oltre a quello strettamente professionale), Asia Argento, Francesca Neri, Regina Orioli, Margherita Buy e tante altre. Figlioccio di Sordi, nel 1982, il grande attore vuole Verdone come figlio nello spassoso "In viaggio con papà", ma i veri riconoscimenti giungono per "Maledetto il giorno che t'ho incontrato", che gli vale il David di Donatello come migliore attore e migliore sceneggiatura e un David anche per la regia, nel 1994, per "Perdiamoci di vista".
I suoi ultimi lavori, a parte "Viaggi di nozze", sono soffusi di un disagio struggente e i personaggi sono tratteggiati con uno spessore psicologico a tutto tondo; "Al lupo al lupo", "Sono pazzo di Iris Blond" e "C'era un cinese in coma", pur essendo commedie hanno un retrogusto amaro e nostalgico, che sembrano fotografare un disagio interiore e privato di Verdone.
Ipocondriaco ai massimi livelli, porta con sé sempre una scorta terrifica di tranquillanti e medicinali vari e malgrado questa paura delle malattie è un fumatore incallito, vizio che non riesce proprio a perdere; rockettaro e batterista, separato e single da dieci anni con il pallino per la spesa al mercato rionale, è facile trovarlo sugli spalti dello stadio Olimpico a seguire la 'magica' Roma con i suoi amici e suo figlio. Molta curiosità suscita, dopo tre anni di inattività, "Ma che colpa abbiamo noi", che rivede insieme la coppia Verdone/Buy e la new entry Anita Caprioli, uno spiritoso e nevrotico ritratto di frequentatori di sedute psicoanalitiche.
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