Christopher Nolan

Chris Nolan, creatore di sogni

Il regista di "The Dark Knight" ci racconta il suo acclamato capolavoro e parlando di realtà e di 3D ci scappa pure qualcosa sul prossimo Batman!

Giovedì 23 settembre 2010
Un film concettualmente audace, si aspettava tanto successo?
Il Box Office è stato persino superiore alle aspettative e alle nostre speranze. Quando faccio un film mi piace pensare in grande, su grande scala, e miro sempre a raggiungere il grande pubblico. La mia paura più grande per questo film era che venisse malintepretato perché troppo cerebrale e che il pubblico finisse con l'essere tenuto a distanza. In ogni caso è stata una esperienza divertente e sono contento di averla vissuta.

Batman 3: la Warner dice che la data è fissata al 20 luglio 2012, ma ancora non è stato dato il via ufficialmente. Qual è la situazione?
Non mi piace mai parlare dei progetti in corso, ma stiamo lavorando allo script, mio fratello Jonathan ha già una prima stesura. Per cui è vero che ancora non c'è stato l'inizio dei lavori ufficiale, ma nessuno mi ha detto di non volerlo fare più; visto che c'è la data spero che vada tutto bene.

Da dove ti è venuta l'ispirazione per qualcosa di così articolato?
Ho iniziato a lavorare alla storia almeno 10 anni fa e forse le prime ispirazioni sono state letterarie, ma dal punto di vista cinematografico sicuramente mi vengono in mente il "Blade Runner" di Scott o il Kubrick di "2001", come anche accenni di "Matrix", "Dark City", "Il 13esimo piano", tutti film apparsi intorno all'inizio del millennio sulla realtà virtuale e su come noi conosciamo il mondo e la realtà che ci circondano.
Mi sono domandato cosa fosse davvero reale e cosa succederebbe se lo scoprissi... E l'obiettivo è diventato far in modo che il pubblico stesso entrasse in quest'ottica e che si ponesse la stessa domanda.
Quando ho iniziato a lavorare all'idea dei diversi livelli, al sogno nel sogno e al resto era un momento nel quale questo tipo di concetti erano piuttosto difficili da comprendere, alieni direi. Oggi, invece, tra videogiochi e certi sviluppi tecnologici è tutto più comune e comprensibile.

Tanta azione è funzionale al film o è inevitabile nei Blockbuster Usa?
A me piace mostrare l'azione nelle mie storie, che in genere sono molto movimentate e con una fotografia molto curata, qui più che mai. Trovo importante rendere anche visivamente le regole del mondo che rappresento, perché per spiegarlo non c'è spesso modo migliore di far vedere cosa animi il personaggio. In "Inception" poi è essenziale, man mano che ci si avvicina alla fine del film. La mia responsabilità come regista è che le scene siano legate tra loro e che sia tutto pertinente alla narrazione. La nostra sfida è stata di dare un senso alla trama e di illustrare la costruzione di questi mondi nel modo più semplice possibile.

Per questo progetto hai potuto fare quello che volevi, pensi che se lo concedessero a tutti vedremmo film migliori?
Dopo "Il Cavaliere Oscuro" ho avuto la rara opportunità di realizzare un progetto molto personale e interessante per me. Quando succede però la responsabilità è grande, anche perché cerchi di spingerti più in là possibile...
Il successo riscosso ci rende felici e conferma le nostre buone intenzioni. Spero che questo incoraggi gli Studios a dare più libertà ai registi. Forse vedremmo più bei film, ma forse anche più brutti film.

I tuoi sono sempre film pieni di inquietudine, hai mai razionalizzato questo aspetto di te?
Non analizzo molto quello che mi riguarda. Qui volevo esplorare, in un film diverso, per visione soggettiva del mondo e per realtà oggettiva, e analizzare la tensione tra le due.

E il senso di colpa, o la ricerca di redenzione, che ritorna...?
Sono tutti personaggi che hanno questo filo che li connette, ma credo sia perché sono attratto dal noir, dal mistero di cosa accade nel passato e che ora li condiziona nella loro vita. Direi questo, più che specifiche ossessioni...

I Wachowski dovettero presentare degli storyboard dettagliati per spiegare Matrix, hai avuto lo stesso problema?
Non ho fatto grafici o disegni per presentare o vendere il film, ma gli ho reso difficile la vita perché ho fatto leggere loro la sceneggiatura. L'hanno amato per come sarebbe stato. E sono stati onesti nel dire che volevano capirlo bene. Tutti hanno realizzato che il successo del film sarebbe stato legato alla sua esecuzione, alla realizzazione. C'è voluto un atto di fede nei nostri confronti, ma poi, mano mano che procedevamo, sottoponevamo quanto fatto perché avessero una idea più precisa di come poterlo commercializzare.

Una storia in qualche maniera autobiografica quanto alla costruzione dei sogni?
Scrivendo abbiamo soprattutto cercato di rendere la cooperazione tra i vari elementi del team di Cobb, qualcosa che per me è assolutamente naturale visto che applico lo stesso criterio con i miei collaboratori. Non avevo nessuna intenzione di fare un film su come si realizza un film, ma 'a posteriori' vedo che di questo abbiamo parlato...

Parlando di virtualità, il Cinema non rischia di creare confusione tra costruzione e realtà
Credo che il cinema sia il mezzo ideale per assolvere il compito di esplorare realtà alternative, per gli strumenti dei quali dispone - effetti visivi, scenografia, fotografia, azione... - e per la possibilità di usarli per creare ed utilizzare un mondo. Noi creiamo delle realtà virtuali in un certo senso, per il pubblico.

Cosa ne pensi del 3D?
Ho delle sensazioni complicate; sono preoccupato, soprattutto per la luminosità dell'immagine e per la necessità di usare gli occhiali.
Son convinto che il modo con il quale ti connetti al pubblico stia al pubblico stesso, a come recepisce il film . E dipende dal soggetto.
Certo vedere un film in IMAX è eccitante, è un'altra scala, una esperienza unica. Quasi come fosse un videogioco in 'prima persona'. Ma magari non è adatto a tutti i film. A me piace provare cose diverse quando lavoro, vedremo come e se il 3D si applicherà ai prossimi film che realizzeremo.

Siamo più nella fantascienza o nella politica?
L'approccio è personale, attiene al mio modo di esperire il mondo. Sempre più oggi tendiamo ad interiorizzare i processi e a comunicare in maniera elettronica e virtuale. Diventa sempre più raro farlo faccia a faccia. E' un mondo comunque interessante da esplorare e comporta sicuramente degli elementi policiti, che per me non possono non intrecciarsi con aspetti più personali.

Un universo tanto vasto che sarebbe un peccato si esaurisse in un film, avete pensato a Spin Off o alla cessione dei diritti per altri sfruttamenti?
Si, c'è un grande potenziale. Penso che svilupperemo un videogioco, ma ci vorrà tempo. Un paio di anni credo. E' un mondo ricco di idee ed elementi, troppi per un solo film, tanto eccitante da far sì che il pubblico, nel lasciare la sala, continui a pensare a un mondo infinito... Questa è l'idea che mi piace.
Mattia Pasquini

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