Federico Moccia

"Amore 14", ecco la seconda regia di Moccia

"A 14 anni ci sono passi che vanno compiuti senza necessariamente bruciare le tappe". Incontro con Federico Moccia

Lunedì 26 ottobre 2009
“Amore 14”, il secondo lungometraggio girato da Federico Moccia, tratto dall’omonimo romanzo, è la storia di una ragazza di 13 anni che sta per affrontare il passaggio dalla scuola media a quella superiore e che scopre il primo amore, le prime gioie e le prime esperienze, ma anche le sofferenze e le delusioni che  un amore porta con sé.
Il film è stato prodotto dalla casa di produzione Lotus e Medusa Film: “Siamo contenti di aver lavorato nuovamente con Federico dopo l’esperienza positiva di “Scusa ma ti chiamo amore”, che bisseremo tra non molto con il sequel “Scusa ma ti voglio sposare”. Con questo film prodotto da Marco Belardi ci siamo divertiti molto e collaboreremo ancora con la Lotus e con Federico” - afferma l’ad di Medusa Film Gianpaolo Letta. E Marco Belardi della Lotus si dice entusiasta dell’esperienza: “Ci abbiamo messo due anni per costruire questo film, e abbiamo portato avanti il progetto con soddisfazione. Per me lavorare con Mario Spedaletti, Carlo Rossella e Gianpaolo Letta è stata un’esperienza molto importante”.
Il film uscirà nelle sale italiane il prossimo 30 ottobre con 450 copie, distribuito da Medusa Film in tutte le sale Medusa e Warner Village.

Perché hai sentito l’esigenza di raccontare il primo amore, dopo “Tre metri sopra il cielo”?
I tredici e i quattordici anni rappresentano un’età delicatissima. E’ il momento in cui si apre una finestra su realtà nuove. A quell’età ci sono avvenimenti che vanno valutati e passi che vanno compiuti senza necessariamente bruciare le tappe.
Alla base di questa storia c’è una richiesta che è arrivata sul mio blog di una ragazza che voleva sapere perché i miei film sono ambientati sempre nella società romana bene e perché invece non raccontavo la storia di una ragazza semplice. Mi è sembrata quasi una richiesta da parte di una giovane critica di 13 anni a parlare di una ragazza più simile a lei e delle sue prime storie d’amore. Allora ho provato a raccontare l’amore, ma anche la scuola e la vergogna che avevo ogni volta che venivo interrogato e dovevo recarmi alla cattedra. Non tanto per l’interrogazione in sé, quanto per lo sguardo degli altri della classe su di me, quando mi spostavo dal mio banco alla lavagna.

La protagonista di questa storia è una ragazza e dai più voce a loro che non ai ragazzi. Perché?
Volevo raccontare la storia della quotidianità di una ragazza nel suo ultimo anno di scuola media, con le Wish List e le classifiche dei ragazzi che entrano all’improvviso nella narrazione. Memore delle letture di Salinger e del suo giovane Golden, il racconto sulla ragazza diventa anche quello del rapporto con la sorella e con il fratello maggiore. Un po’ come è accaduto nella mia storia personale, anch’io avevo nei riguardi della mia sorella minore un’attenzione particolare e spesso mi sono trovato in situazioni simili a quelle del film.

Perché anche in questo tuo film non c’è mai nei personaggi una reale differenza nell’appartenenza sociale?
La differenza c’è e c'è sempre stata anche se quando racconti ciò che accade alle medie è difficile identificare i personaggi con uno stato sociale. I ragazzi a quell’età non sanno collocare i compagni nei ceti sociali. Sono tutti uguali. E’ poi quando si cresce che ognuno prende la sua strada e frequenta i salotti ereditati dalle abitudini familiari.
Alis e Caro, sono diverse, appartengono a classi sociali diverse eppure stanno sempre insieme e frequentano le stesse feste.

Il film ha un finale amaro, perché? Ti senti il nuovo Muccino?
Non mi sento il nuovo Muccino. Si è trattato di un equivoco nato da un’intervista ad una radio in cui rispondendo alla domanda “lei è il nuovo Muccino?” io rispondo “casomai sono il nuovo moccino”. Ho giocato un po’ sul nome e l’intellighentia cinematografica si è sentita toccata.
Il finale è amaro perché rispecchia la vita piena di fregature. Attaccare i lucchetto dell’amore non è una garanzia. È un atto di romanticismo, poi le storie possono finire. Anch’io a mio tempo ci sono rimasto male, perché ci sono persone che tradiscono. Ma c’è ancora tempo per fare altre esperienze. Lo dice Caro nel finale “in fondo ho quattordici anni”.

Hai raccontato l’amore un po’ a tutte le età fino ad arrivare ai 14 anni. Ci saranno altre storie di giovani amori?
Raccontare 14 anni è diverso dai quindici, sedici o diciassette. A quell’età cominci a fare riflessioni se fare o non fare l’amore, ma c’è qualcuno che non ha ancora dato il primo bacio. Non posso raccontare le esperienze diverse di un’intera generazione. Quando vedo coppie di cinquantenni attaccare il lucchetto dell’amore, sono felice perché in fondo c’è il romanticismo indispensabile per lo scorrere della nostra vita. Questo film vuole essere un invito a mantenere un certo romanticismo.

Maggio non somiglia un po’ a Scamarcio? L’ha preso per questo?
Ha diciassette anni ed è alla sua prima esperienza. Non ho pensato a Scamarcio, ma ho notato che durante i provini tutte le ragazze, improvvisamente, stavano in silenzio e ho capito che piaceva molto.

Il film vede in primo piano le tre ragazze e la storia del figlio che non vuole fare il medico, ma lo scrittore, e sullo sfondo ci sono gli adulti, interpretati da attori bravissimi come Pamela Villoresi e Riccardo Garrone. Ci racconti le esperienze sul set?
Devo dire che ho avuto un po’ di problemi all’inizio a farmi capire dai ragazzi che erano alle loro prime esperienze cinematografiche, mentre ovviamente con i professionisti sono andato sul sicuro. Anzi sono anche stati pazienti perché molto spesso giravo dando per scontato che i ragazzi sapessero gestire le inquadrature della cinepresa…

Il personaggio dello scrittore è autobiografico?
Con il personaggio interpretato da Raniero Monaco di Lapio ho voluto rappresentare quanti hanno voglia di scrivere e scrivono. E certo riprende un po’ la mia storia, anche se mio padre ovviamente vedeva di buon occhio la mia passione per la scrittura.

Come si sposa il tuo essere prima scrittore poi regista la creatività con le esigenze produttive legate al Product Placement? Sembra un approccio naturale e penso anche alla disponibilità che hai dato a scegliere le migliori frasi da inserire nei Baci Perugina
La nostra società è influenzata dalle mode. Il Product Placement risponde alle esigenze produttive e non possiamo evitarlo. L’importante è che i marchi vengano presentati in maniera armoniosa rispetto alla storia e non siano troppo aggressive e invadenti. Il mondo in cui loro vivono è fatto di cellulari e messenger. Quindi viene rappresentato quello che accade nella realtà, questi prodotti sono presenti nella vita di tutti i giorni. Poi sono scelte che fa il marketing e che gira a me.
Per quanto riguarda i Baci, ho deciso di far parte della giuria che seleziona le frasi più belle, perché sia visto come un invito a tornare alle personali considerazioni di ciò che accade nella nostra interiorità attraverso la scrittura.

Marcella Peruggini

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