- Nome: Paolo
- Cognome: Virzì
- Sesso: m
- Luogo di nascita: Livorno, Italia
- Data di nascita: 04/03/1964
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Box office italia
Settimana dal 30/08/2010 al 05/09/2010
Box office u.s.a.
Totale incasso
Paolo Virzì, nato a Livorno il 4 marzo 1964, è tra i registi della nuova generazione che meglio ha assimilato la tradizione della commedia all'italiana e che, per studi e formazione personale, ha nel cuore tutti i film sceneggiati da Age e Furio Scarpelli. Quest'ultimo, infatti, è stato l'insegnante che più ha amato quando è entrato al Centro Sperimentale di Cinematografia a Roma e il regista ha spesso dichiarato che la sua è una professionalità che deriva dalla scrittura, dall'amore per i romanzi corali e dall'adorazione verso gli attori che sceglie per le proprie opere.
Nel 1989 collabora alla sceneggiatura di "Tempo di uccidere" di Giuliano Montaldo, tratto da un romanzo di Ennio Flaiano, e poi continua nel mestiere di giovanissimo script writer con "Turné" di Gabriele Salvatores. Nel tempo va acquisendo maggiore sicurezza nei suoi mezzi e, dopo aver lavorato con Felice Farina e Roberto Giannarelli, esordisce come regista nel 1994 con "La bella vita", presentato a Venezia, che gli vale un David di Donatello l'anno dopo come migliore regista esordiente e il Nastro d'argento per la stessa motivazione. Due anni dopo dirige "Ferie d'agosto", incentrato sulla difficile convivenza sull'isola di Ventotene di due gruppi di vacanzieri, il primo radical chic e intellettuale capitanato da Silvio Orlando, l'altro da una famiglia di commercianti spacconi e arroganti. Il film ha un insperato successo al botteghino e diventa motivo di discussione per il modo crudo e al contempo spassoso in cui Virzì mette a confronto l'intellighenzia di sinistra con il qualunquismo politico dei nuovi arricchiti, trovando grotteschi e sopra le righe gli uni e gli altri.
Forte del consenso di pubblico e critica, nel 1997 realizza "Ovosodo", da un copione scritto con Francesco Bruni e con la supervisione del suo mentore ed ex insegnante, ovvero Furio Scarpelli. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, il film ottiene il Gran Premio della Giuria e resta per molte settimane al primo posto in termini di box office. Dopo "Baci e Abbracci" del 1999, la lunga odissea di "My name is Tanino", con Corrado Fortuna, il film che più ha risentito della caduta economica a picco di Cecchi Gori. Girato in undici settimane, si è dovuto aspettare quasi un anno per presentarlo Fuori Concorso a Venezia 2002.
L'anno seguente è la volta di "Caterina va in città", un altro lavoro sulla 'estraneità', in cui la protagonista non è altro che un simbolo dell'Italia di quel periodo, messa in soggezione da una sinistra depressa dal senso della sconfitta e nello stesso tempo sedotta e poi imbrogliata da una destra festaiola, volgare e felice. Un miscuglio di ideali svuotati dei loro valori, divenuti moda e costume.
Nel 2006 arriva "N (Io e Napoleone)", commedia ottocentesca tratta dal romanzo di Ernesto Ferrero, in cui Virzì sceglie per i ruoli principali niente meno che Elio Germano, Daniel Auteuil, Monica Bellucci e Sabrina Impacciatore.
Nel 1989 collabora alla sceneggiatura di "Tempo di uccidere" di Giuliano Montaldo, tratto da un romanzo di Ennio Flaiano, e poi continua nel mestiere di giovanissimo script writer con "Turné" di Gabriele Salvatores. Nel tempo va acquisendo maggiore sicurezza nei suoi mezzi e, dopo aver lavorato con Felice Farina e Roberto Giannarelli, esordisce come regista nel 1994 con "La bella vita", presentato a Venezia, che gli vale un David di Donatello l'anno dopo come migliore regista esordiente e il Nastro d'argento per la stessa motivazione. Due anni dopo dirige "Ferie d'agosto", incentrato sulla difficile convivenza sull'isola di Ventotene di due gruppi di vacanzieri, il primo radical chic e intellettuale capitanato da Silvio Orlando, l'altro da una famiglia di commercianti spacconi e arroganti. Il film ha un insperato successo al botteghino e diventa motivo di discussione per il modo crudo e al contempo spassoso in cui Virzì mette a confronto l'intellighenzia di sinistra con il qualunquismo politico dei nuovi arricchiti, trovando grotteschi e sopra le righe gli uni e gli altri.
Forte del consenso di pubblico e critica, nel 1997 realizza "Ovosodo", da un copione scritto con Francesco Bruni e con la supervisione del suo mentore ed ex insegnante, ovvero Furio Scarpelli. Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, il film ottiene il Gran Premio della Giuria e resta per molte settimane al primo posto in termini di box office. Dopo "Baci e Abbracci" del 1999, la lunga odissea di "My name is Tanino", con Corrado Fortuna, il film che più ha risentito della caduta economica a picco di Cecchi Gori. Girato in undici settimane, si è dovuto aspettare quasi un anno per presentarlo Fuori Concorso a Venezia 2002.
L'anno seguente è la volta di "Caterina va in città", un altro lavoro sulla 'estraneità', in cui la protagonista non è altro che un simbolo dell'Italia di quel periodo, messa in soggezione da una sinistra depressa dal senso della sconfitta e nello stesso tempo sedotta e poi imbrogliata da una destra festaiola, volgare e felice. Un miscuglio di ideali svuotati dei loro valori, divenuti moda e costume.
Nel 2006 arriva "N (Io e Napoleone)", commedia ottocentesca tratta dal romanzo di Ernesto Ferrero, in cui Virzì sceglie per i ruoli principali niente meno che Elio Germano, Daniel Auteuil, Monica Bellucci e Sabrina Impacciatore.
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