Roland Emmerich

Roland Emmerich ci racconta il finale...

Un nuovo flm catastrofico dal regista dei campioni d'incassi "Indipendence Day" e "L'alba del giorno dopo". Forse non è così impossibile fare certe previsioni… basta guardarsi intorno.

Giovedì 12 novembre 2009
Perché il pubblico ama tanto le catastrofi al cinema? per sopportare la realtà?
Credo la gente si riconosca in questi personaggi, è catartico, un mix tra diverse visioni: quella grandiosa dell'intera umanità e momenti più privati.

Dobbiamo interpretarlo come un documentario su quello che sarà?
No, non era la mia intenzione. Qualcosa del genere mi era successo per "L'alba del giorno dopo", ma è stato l'unico caso.

Come avete lavorato ad un film così ricco di implicazioni?
L'idea è venuta mentre lavoravo a "10.000", che avrei finito a novembre. Mi son accordato con Harold per passare due settimane a Los Angeles per buttare giù un trattamento sul film da fare. In 5 giorni avevamo già 35 pagine, una cosa mai successa! Ero eccitato a tal punto... Mi son preso una vacanza e poi ci siamo visti in Tailandia dove abbiamo continuato a lavorarci. Abbiamo scritto la sceneggiatura a tempo di record, poi l'abbiamo sottoposto agli Studios, e la Sony ha accettato.

Ci sono state correzioni 'in corsa'?
Io stesso scrivo i miei film e già dalla stesura segno gli effetti visivi da inserire. A volte per motivi tecnici o influenze esterne non si riesce a farlo e bisogna cambiare in corsa. Ma i momenti chiave dei miei film sono gli unici che non cambierei mai, anche perché spesso sono proprio quelli per i quali io faccio il film. In questo caso la prima immagine in assoluto che ho avuto e che volevo era quella dell'acqua che sommerge l'Himalaya.

Ma con tanti effetti e immagini spettacolari, un attore non rischia di restare schiacciato?
Faccio di tutto per dare spazio ai vari personaggi. Varie volte ho fermato le riprese e inserito scene piccole, intime, che trovereste in film di altro genere. Tante scene qui sono totalmente imperniate sull'attore e questo è il motivo per cui ho cercato ottimi attori per questo film. Quando gli studios devono approvare lo script in genere si ha sempre l'ansia di tagliare ed accorciare per esigenze di budget e riprese, ma io ho il controllo totale del film e nessuno può togliere quelle scene, perciò sono sicuro che almeno questo sia garantito.

Il suo protagonista, John Cusack, sostiene lei abbia una “vena sovversiva punk-rock”, perchè?
Perché mi parla e mi fa domande e forse è ammirato e stupito dalla mia mancanza di paura. Mi han chiesto perché io indugi tanto su San Pietro che crolla, ma era una delle prime immagini che avevo in testa. Come quella della Cappella Sistina con la
crepa che divide il dito di dio e dell'uomo, o quella dei fedeli raccolti nella piazza i quali, evidentemente, stanno facendo la cosa sbagliata...

Voleva dare una svolta politica al suo cinema?
Ogni film è politico, il solo fatto di fare delle scelte lo è, anche se si parla di entertainment. Personalmente non scelgo questi film per inviare messaggi, ma poi nelle scene qualcosa 'sfugge'. Ad esempio mi chiedo spesso cosa succeda all'interno degli incontri del G8 e ho provato a immaginarlo, anche se poi forse le cose sarebbero diverse. Nel film il Primo Ministro italiano infatti resta indietro e non scappa perché raccolto in preghiera, in realtà credo che Berlusconi sarebbe il primo a prendere un jet privato o una astronave per salvarsi senza aspettare gli altri del G8 o i suoi stessi compagni di governo, anzi, probabilmente ha già prenotato un posto...

E in questo cosa lè è ‘sfuggito’?
Ho sempre creduto che la conoscenza del disastro arriverebbe in anticipo, magari non per tutti nello stesso momento; in questo caso ne sono a conoscenza poche centinaia di persone. Film pone una domanda etico- filosofica. E’ giusto che succeda? Che solo in pochi – i ‘soliti’ pochi - sappiano? E' morale? E’ morale non dirlo agli altri? per questo ho creato un personaggio più conservatore e un altro più liberale e morale. I due discutono per tutto il film, in questo senso il film è di fantascienza perché a vincere alla fine è quello dei due che nella realtà difficilmente lo farebbe.

C'è anche una piccola animazione nel film...
In questi film devi sempre descrivere cosa succede e quale sia la teoria alla base, spesso è uno scienziato che assolve questo ruolo, magari spiegandolo ad una conferenza. Io non volevo farlo così, sin dall'inizio, così ho pensato a un conduttore radiofonico un po' folle che descrive accuratamente ciò che succede.

Perché un innovatore come lei non ha usato il 3D?
Ne avevamo parlato quando abbiamo cominciato a lavorarci, il fatto è che non sono un grande fan del 3D; mi piacerebbe confrontarmici dal punto di vista professionale, ma come pubblico continuo a preferire il cinema più classico. Temo che l'effetto 3D distragga troppo dal resto. Forse dovrà nascere e crescere una generazione abituata a vedere cartoni animati in 3D per non essere distratti, da adulti, da questo tipo di film.
Mattia Pasquini

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